Dal
monte Gentiloni è partorito un ridicolo topo di riforma.
Ancora una volta la miopia politica impedisce la visione
dell'intero quadro e la riforma si pezzo a pezzo.
Siamo ancora nel campo delle pure ipotesi perchè il testo
del ddl presentato dal giornalista Gentiloni e approvato in
consiglio dei ministri, non è stato ancora ufficialmente
presentato né alla Camera né al Senato. Ci possiamo, quindi,
basare su quanto raccontato dallo sventurato ministro in
conferenza stampa.
Punto primo: il semi-passaggio al digitale terrestre.
Gentiloni
aveva, nei primi giorni del suo incarico, rimandato la
migrazione "sperimentale" di Sardegna e Val d'Aosta alle
calende greche. Secondo Il dott. in scienze politiche
Gentiloni Paolo, non c'era tempo per trasferire sulla nuova
tecnologia un milione e 700 mila abitanti. "Periodo troppo
breve", avrebbe detto e ha rimandato tutto al 2008.
Ma nel, suo ddl,
propone la migrazione di un canale Rai e uno Mediaset
"entro 15 mesi dalla pubblicazione della legge". A casa mia,
se la legge passasse nei primi mesi del 2007, La transizione
avverrebbe all'inizio del 2008; non nel 2009. Delle
due l'una: o il ministro è un ignorante patentato (e questo
non ci stupirebbe) o c'è sotto qualcosa. Nel caso se lo
fosse dimenticato, un canale digitale contiene anche sei o
sette canali tradizionali; questo vorrebbe dire che sia Rai
che Mediaset saranno di fatto, "convenientemente" obbligate
a portare sul digitale terrestre tutti i canali. E ne
aggiungeranno altri.
Allora: cosa
voleva dire "migrazione al digitale" entro il 2012 se il 60%
dei canali nazionali si dovrà duplicare sulla nuova
piattaforma entro il 2008? È possibile
che tutta Italia migri prima della "sperimetnazione" di
Sardegna e Val d'Aosta?
Basta essere chiari. Rai, Mediaset e La7dal
giorno dell'approvazione della legge Gentiloni
strombazzeranno ai quattro venti che sarà necessario
acquistare un decoder anche se non si vorrà godere dei
canaly pay per view Mediaset premium o La7 Cartapiù e - quasi
sicuramente - Mediaset offrirà attraverso Mediashopping dei
fantastici decoder cinesi a 10 euro.
Pubblicità e regresso
Il ddl
abbassa al 45% del mercato disponibile l'utilizzo della
pubblicità per una singola rete. Benissimo, ma perchè la
Rai, oltre al canone, manterrà anche gli spot? Dov'è finita
"l'equa distribuzione delle risorse"? Per il governo "equa"
è la distribuzione delle risorse rimanenti dopo quelle che si
accaparrano i faraonici enti di stato. Chi assicura che le
risorse rimanenti finiscano nelle reti "alternative"?
Dopotutto La7 non prende che uno scarso 3% degli introiti
pubblicitari. Figuriamoci una nuova entrata senza ascolti e
senza copertura nazionale. Basterà aumentare i prezzi a
fronte della diminuzione del numero di spot? E, poiché ad
ogni canale analogico, corrisponderanno circa sette canali
digitali, il tetto del 16% per canale verrà moltiplicato
come i canali trasmessi?
Ma ancora:
rimarrà la distinzione fra pubblicità e telepromozione con
la quale decine di piccole televisioni locali campano
vendendo tappeti, pentole, chincaglieria varia e numeri del
lotto?".
Coperture e scoperture.
Il ddl si
prefigge di liberare 12mila frequenze solo dall'eliminazione
di due canali nazionali. In realtà la maggior parte delle
frequenze esce dalla migrazione di Rai3, che, essendo
"regionale", ne libererebbe una ventina almeno. Ma le altre
11980? Da dove escono? Dal cappello di Prodi? Ipotizzano due
frequenze Rai3 per ogni regione e due frequenze Rete4 fanno,
a occhio, 80 frequenze. Mancano all'appello 11920 frequenze.
Matematica: 69 canali per regione fanno 1380 canali. Mancano
ancora 10620 frequenze. Più che ministero si dovrebbe
chiamare Mistero delle comunicazioni.
Mancano le
frequenze delle 6mila emittenti locali. Che siano loro il
"mistero"? Ma no, Gentiloni ha parlato solo di Rai
e Mediaset...
Mancano anche
le frequenze relative alle altre tre reti nazionali; La7,
MTV e Rete A. Ma, a parte la7, c'è qualcuno che veramente
crede che MTV e Rete A siano "reti nazionali" e possibili
concorrenti del duopolio Rai/Mediaset?
Selvaggia Internet
Sia chiaro per
tutti che l'introduzione della TV via internet (IPTV) non è
altro che l'ennesima agevolazione alla triade Tronchetti,
Soru Scaglia.
Se il testo non
venisse corretto o rettificato, gli operatori IPTV avrebbero
tempo sino "all'entrata a regime" (2012) per fare
quello che usualmente si definiscono "cavolacci loro". In
parole povere dal 2007 al 1012 i fornitori di TV via
internet potranno imporre i propri i propri standard senza
alcuna restrizione, Dal che seguono i decoder
proprietari e i siatemi ad hoc che escludono qualsiasi
concorrenza, Una volta scelto l'operatore saremo obbligati a
mantenerlo per l'intero contratto, pagando, ovviamente, il
noleggio del decoder. Sei anni di "bagordi", di
imposizione d oligopoli e di irregolari "fuori
standard".
I punti mancanti
Come spesso
capita ai politici si dipingono bozze a grandi linee, ma si
perdono per strada i dettagli. Stabilito il canale da
migrare e il tetto di pubblicità, Paolone Gentiloni ha
pensato alle regole generali di trasmissione? Ha pensato, ad
esempio, all'obbligo di trasmissione dei sottotitoli per i
non udenti? Obbligo che già esiste da decenni per tutte le
emittenti degli Stati Uniti. Sono anni che le associazioni
di sordi chiedono un maggior rispetto della loro condizione
ed ora che la TV digitale mette a disposizione una
tecnologia predisposta alla sottotitolazione il ministero la
ignora?
Non sappiamo
quale cervellotiche vie stia seguendo l'Unione Europea per
seguire questo balzo verso la TV digitale, ma, se in Italia
è obbligatorio applicare sui televisori senza televideo un
apposito avviso, non vedo perchè non si possa imporre un
analogo avviso anche sui televisori solamente analogici. Si
potrebbe fare di più: vietare la vendita di ricevitori "solo
analogici" a partire dal 2008. Questo sarebbe un modo
sensato di proteggere i consumatori meno scaltri
dall'acquisto di prodotti che presto saranno inutilizzabili
senza un decoder esterno.
"Radiotelevisione" dovrebbe significare "radio e
televisione", ma da decenni i ministeri si occupano di
video, ma non di audio. Lo standard DAB (l'equivalente del
digitale terrestre per la radio) è in lista d'attesa da
anni. Eppure non esiste al mondo una situazione più caotica
di quella italiana per quanto riguarda le emittenti
radiofoniche e il loro affollamento. Dopo la striminzita sperimentazione iniziata
un paio d'anni fa, la tecnologia è rimasta paralizzata sulla line di partenza mentre, negli altri paesi d'Europa, le
trasmissioni DAB sono centinaia. Potremmo anche considerare
la radio satellitare che è, oramai, un consolidato standard
negli USA, ma sarebbe chiedere troppo a un giornalista
diventato ministro.
La Rai, specie protetta
Che la rai non
fosse da privatizzare lo credeva anche Gasparri, ma che
dovesse essere trattata come "entità sovrannaturale" al di
fuori delle regole e delle strategie dell'informazione e
dell'evoluzione tecnologica non ci crede nessuno. Nemmeno
Gentiloni, forse.
Eppure "mamma
Rai" sarà destinataria di una regolamentazione ad hoc. Come
dire: le regole si applicano ai comuni mortali, ma al
titolare della convenzione con lo stato si applicano regole
diverse.
Ecco che si
evidenza la miopia del "mistero delle comunicazioni". Perchè
la Rai, oltre a cedere un canale al digitale - abbiamo visto
che la cessione sarà una vera migrazione - non avrà regole
chiare e precise sin da ora? Regole con le quali i
concorrenti - attuali e futuri - possano fare da subito i conti?
Quando sapremo se Il carrozzone di viale Mazzini e di Saxa
Rubra avrà un tetto pubblicitario e se sarà obbligata a fare
innovazione tecnologica e a sottoporsi a un trattamento di
dimagramento e di pulizia dalla mediocrità della televisione
commerciale? Quando il ministro ha detto che la Rai non deve
essere una copia di una televisione commerciale lo intendeva
davvero o era un battuta destinata a far ridere i dirigenti
dell'azienda?
A gran voce i
cittadini, sul forum che Gentiloni ha graziosamente
aperto sul sito del ministero, hanno chiesto l'abolizione o
la drastica riduzione della pubblicità sul canale pubblico.
Le loro richieste verranno esaudite?
Quei
parlamentari che urlano per "normalizzare" la televisione di
questo paese sanno che solo la Cina ha più canali pubblici
di noi? Sì, perchè oltre ai tre canali analogici terrestri
mamma Rai ha messo in piedi anche un certo numero di canali
satellitari e digitali: Rai-Utile, Rai-Doc, Rai-Futura,
Rai-Sport, Rai -Sat, Rai-News24... Riportare il carrozzone a
due canali generalisti e a un paio di canali satellitari e/o
digitali tematici è chiedere troppo?
Quale innovazione?
Da anni la TSI
(la televisione della Svizzera italiana) trasmette in
PAL-Plus, uno standard migliorato del vecchio PAL, utilizza
ampiamente la stereofonia e il doppio audio (doppiato e
originale) per i telefilm. Dal 24 Luglio 2006, la TSI è
definitivamente migrata al digitale trasmettendo via DTT,
cavo e satellite. Si può dire che la piccola emittente di
Lugano abbia fatto dieci volte più innovazione di quanto ne
abbia fatto la colossale Rai per la quale la stereofonia è
ancora un raro lusso. Gli Stati Uniti trasmettono da almeno
un lustro in alta definizione; Sky ha solo cominciato a
sperimentare il nuovo standard in occasione dei mondiali di
calcio 2006. Sarà in grado la Rai di portare l'alta
definizione in Italia o tratterà questa innovazione come
fece per il colore negli anni '70?
Errata Corrige
Dobbiamo correggere il ministro Paolone Gentiloni. In
conferenza stampa ha dichiarato che le piattaforme digitali
sono tre. Come ministro dovrebbe sapere che sono almeno
quattro; diciamo quattro e mezza: il digitale terrestre (DVB-T),
quello satellitare (DVB-S e DVB-S2, questa è la mezza
piattaforma in più), quello via cavo (DVB-C) e il più
recente e tanto pubblicizzato digitale "dei videofonini" (DVB-H).
Ma se agli operatori che lanceranno (e stanno già lanciando)
la televisione via internet verrà lasciata mano libera di
adottare decoder proprietari non standard, ecco che le "tre
piattaforme" potrebbero diventare sette o più. |