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Il ddl Gentiloni
Parturient montes, nascetur rediculus mus.

12/09/2006

Dal monte Gentiloni è partorito un ridicolo topo di riforma. Ancora una volta la miopia politica impedisce la visione dell'intero quadro e la riforma si pezzo a pezzo.

Siamo ancora nel campo delle pure ipotesi perchè il testo del ddl presentato dal giornalista Gentiloni e approvato in consiglio dei ministri, non è stato ancora ufficialmente presentato né alla Camera né al Senato. Ci possiamo, quindi, basare su quanto raccontato dallo sventurato ministro in conferenza stampa.

Punto primo: il semi-passaggio al digitale terrestre.

Gentiloni aveva, nei primi giorni del suo incarico, rimandato la migrazione "sperimentale" di Sardegna e Val d'Aosta alle calende greche. Secondo Il dott. in scienze politiche Gentiloni Paolo, non c'era tempo per trasferire sulla nuova tecnologia un milione e 700 mila abitanti. "Periodo troppo breve", avrebbe detto e ha rimandato tutto al 2008.

Ma nel, suo ddl, propone la migrazione di un canale Rai e uno Mediaset "entro 15 mesi dalla pubblicazione della legge". A casa mia, se la legge passasse nei primi mesi del 2007, La transizione avverrebbe all'inizio del 2008; non nel 2009.  Delle due l'una: o il ministro è un ignorante patentato (e questo non ci stupirebbe) o c'è sotto qualcosa. Nel caso se lo fosse dimenticato, un canale digitale contiene anche sei o sette canali tradizionali; questo vorrebbe dire che sia Rai che Mediaset saranno di fatto, "convenientemente" obbligate a portare sul digitale terrestre tutti i canali.  E ne aggiungeranno altri.

Allora: cosa voleva dire "migrazione al digitale" entro il 2012 se il 60% dei canali nazionali si dovrà duplicare sulla nuova piattaforma entro il 2008? È possibile che tutta Italia migri prima della "sperimetnazione" di Sardegna e Val d'Aosta?

Basta essere chiari. Rai, Mediaset e La7dal giorno dell'approvazione della legge Gentiloni strombazzeranno ai quattro venti che sarà necessario acquistare un decoder anche se non si vorrà godere dei canaly pay per view Mediaset premium o La7 Cartapiù e - quasi sicuramente - Mediaset offrirà attraverso Mediashopping dei fantastici decoder cinesi a 10 euro.

Pubblicità e regresso

Il ddl  abbassa al 45% del mercato disponibile l'utilizzo della pubblicità per una singola rete. Benissimo, ma perchè la Rai, oltre al canone, manterrà anche gli spot? Dov'è finita "l'equa distribuzione delle risorse"? Per il governo "equa" è la distribuzione delle risorse rimanenti dopo quelle che si accaparrano i faraonici enti di stato. Chi assicura che le risorse rimanenti finiscano nelle reti "alternative"? Dopotutto La7 non prende che uno scarso 3% degli introiti pubblicitari. Figuriamoci una nuova entrata senza ascolti e senza copertura nazionale. Basterà aumentare i prezzi a fronte della diminuzione del numero di spot? E, poiché ad ogni canale analogico, corrisponderanno circa sette canali digitali, il tetto del 16% per canale verrà moltiplicato come i canali trasmessi?

Ma ancora: rimarrà la distinzione fra pubblicità e telepromozione con la quale decine di piccole televisioni locali campano vendendo tappeti, pentole, chincaglieria varia e numeri del lotto?".

Coperture e scoperture.

Il ddl si prefigge di liberare 12mila frequenze solo dall'eliminazione di due canali nazionali. In realtà la maggior parte delle frequenze esce dalla migrazione di Rai3, che, essendo "regionale", ne libererebbe una ventina almeno. Ma le altre 11980? Da dove escono? Dal cappello di Prodi? Ipotizzano due  frequenze Rai3 per ogni regione e due frequenze Rete4 fanno, a occhio, 80 frequenze. Mancano all'appello 11920 frequenze. Matematica: 69 canali per regione fanno 1380 canali. Mancano ancora 10620 frequenze. Più che ministero si dovrebbe chiamare Mistero delle comunicazioni.

Mancano le frequenze delle 6mila emittenti locali. Che siano loro il "mistero"? Ma no, Gentiloni ha parlato solo di Rai e Mediaset...

Mancano anche le frequenze relative alle altre tre reti nazionali; La7, MTV e Rete A. Ma, a parte la7, c'è qualcuno che veramente crede che MTV e Rete A siano "reti nazionali" e possibili concorrenti del duopolio Rai/Mediaset?

Selvaggia Internet

Sia chiaro per tutti che l'introduzione della TV via internet (IPTV) non è altro che l'ennesima agevolazione alla triade Tronchetti, Soru Scaglia.

Se il testo non venisse corretto o rettificato, gli operatori IPTV avrebbero tempo sino "all'entrata a regime" (2012) per  fare quello che usualmente si definiscono "cavolacci loro". In parole povere dal 2007 al 1012 i fornitori di TV via internet potranno imporre i propri i propri standard senza alcuna restrizione,  Dal che seguono i decoder proprietari e i siatemi ad hoc  che escludono qualsiasi concorrenza, Una volta scelto l'operatore saremo obbligati a mantenerlo per l'intero contratto, pagando, ovviamente, il noleggio del decoder. Sei anni di "bagordi",  di imposizione d oligopoli e di irregolari  "fuori standard".

I punti mancanti

Come spesso capita ai politici si dipingono bozze a grandi linee, ma si perdono per strada i dettagli. Stabilito il canale da migrare e il tetto di pubblicità, Paolone Gentiloni ha pensato alle regole generali di trasmissione? Ha pensato, ad esempio, all'obbligo di trasmissione dei sottotitoli per i non udenti? Obbligo che già esiste da decenni per tutte le emittenti degli Stati Uniti. Sono anni che le associazioni di sordi chiedono un maggior rispetto della loro condizione ed ora che la TV digitale mette a disposizione una tecnologia predisposta alla sottotitolazione il ministero la ignora?

Non sappiamo quale cervellotiche vie stia seguendo l'Unione Europea per seguire questo balzo verso la TV digitale, ma, se in Italia è obbligatorio applicare sui televisori senza televideo un apposito avviso, non vedo perchè non si possa imporre un analogo avviso anche sui televisori solamente analogici. Si potrebbe fare di più: vietare la vendita di ricevitori "solo analogici" a partire dal 2008. Questo sarebbe un modo sensato di proteggere i consumatori meno scaltri dall'acquisto di prodotti che presto saranno inutilizzabili senza un decoder esterno.

"Radiotelevisione" dovrebbe significare "radio e televisione", ma da decenni i ministeri si occupano di video, ma non di audio. Lo standard DAB (l'equivalente del digitale terrestre per la radio) è in lista d'attesa da anni. Eppure non esiste al mondo una situazione più caotica di quella italiana per quanto riguarda le emittenti radiofoniche e il loro affollamento. Dopo la striminzita sperimentazione iniziata un paio d'anni fa, la tecnologia è rimasta paralizzata sulla line di partenza mentre, negli altri paesi d'Europa, le trasmissioni DAB sono centinaia. Potremmo anche considerare la radio satellitare che è, oramai, un consolidato standard negli USA, ma sarebbe chiedere troppo a un giornalista diventato ministro.

La Rai, specie protetta

Che la rai non fosse da privatizzare lo credeva anche Gasparri, ma che dovesse essere trattata come "entità sovrannaturale" al di fuori delle regole e delle strategie dell'informazione e dell'evoluzione tecnologica non ci crede nessuno. Nemmeno Gentiloni, forse.

Eppure "mamma Rai" sarà destinataria di una regolamentazione ad hoc. Come dire: le regole si applicano ai comuni mortali, ma al titolare della convenzione con lo stato si applicano regole diverse.

Ecco che si evidenza la miopia del "mistero delle comunicazioni". Perchè la Rai, oltre a cedere un canale al digitale - abbiamo visto che la cessione sarà una vera migrazione - non avrà regole chiare e precise sin da ora? Regole con le quali i concorrenti - attuali e futuri - possano fare da subito i conti? Quando sapremo se Il carrozzone di viale Mazzini e di Saxa Rubra avrà un tetto pubblicitario e se sarà obbligata a fare innovazione tecnologica e a sottoporsi a un trattamento di dimagramento e di pulizia dalla mediocrità della televisione commerciale? Quando il ministro ha detto che la Rai non deve essere una copia di una televisione commerciale lo intendeva davvero o era un battuta destinata a far ridere i dirigenti dell'azienda?

A gran voce i cittadini,  sul forum che Gentiloni ha graziosamente aperto sul sito del ministero, hanno chiesto l'abolizione o la drastica riduzione della pubblicità sul canale pubblico. Le loro richieste verranno esaudite?

Quei parlamentari che urlano per "normalizzare" la televisione di questo paese sanno che solo la Cina ha più canali pubblici di noi? Sì, perchè oltre ai tre canali analogici terrestri mamma Rai ha messo in piedi anche un certo numero di canali satellitari e digitali: Rai-Utile, Rai-Doc, Rai-Futura, Rai-Sport, Rai -Sat, Rai-News24... Riportare il carrozzone a due canali generalisti e a un paio di canali satellitari e/o digitali tematici è chiedere troppo?

Quale innovazione?

Da anni la TSI (la televisione della Svizzera italiana) trasmette in PAL-Plus, uno standard migliorato del vecchio PAL, utilizza ampiamente la stereofonia e il doppio audio (doppiato e originale) per i telefilm. Dal 24 Luglio 2006, la TSI è definitivamente migrata al digitale trasmettendo via DTT, cavo e satellite. Si può dire che la piccola emittente di Lugano abbia fatto dieci volte più innovazione di quanto ne abbia fatto la colossale Rai per la quale la stereofonia è ancora un raro lusso. Gli Stati Uniti trasmettono da almeno un lustro in alta definizione; Sky ha solo cominciato a sperimentare il nuovo standard in occasione dei mondiali di calcio 2006. Sarà in grado la Rai di portare l'alta definizione in Italia o tratterà questa innovazione come fece per il colore negli anni '70?

Errata Corrige

Dobbiamo correggere il ministro Paolone Gentiloni. In conferenza stampa ha dichiarato che le piattaforme digitali sono tre. Come ministro dovrebbe sapere che sono almeno quattro; diciamo quattro e mezza: il digitale terrestre (DVB-T), quello satellitare (DVB-S e DVB-S2, questa è la mezza piattaforma in più), quello via cavo (DVB-C) e il più recente e tanto pubblicizzato digitale "dei videofonini" (DVB-H). Ma se agli operatori che lanceranno (e stanno già lanciando) la televisione via internet verrà lasciata mano libera di adottare decoder proprietari non standard, ecco che le "tre piattaforme" potrebbero diventare sette o più.

 

 
     

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