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"Ne uccide più la penna che la spada", specialmente se la
penna è di qualche ministro, sottosegretario o burocrate
governativo. In
Italia, nel 2004, sono stati rilevati 224.553 (dicesi
duecentoventiquattromila) con 5.625 morti e 316.630 con
lesioni gravi e permanenti. Scrivo i numeri per esteso per
evitare che si sottostimi il danno ad un'occhiata
superficiale. I dati sono tutti di fonte ISTAT; se non
inconfutabile per lo meno molto attendibili.
Dove accade la
maggior parte degli incidenti? Scopriamo che oltre il 75%
avvengono in città con il 72% dei feriti e il 41% dei morti.
In città? Certamente. Solo i burocrati ministeriali vedono
nell'eccesso di velocità autostradale la causa primaria di
incidenti. E il resto? Ovviamente il resto si divide fra
statali e autostrade che, però, guadagnano un bel (si fa per
dire) 58% dei morti. Fin qui, anche se strano, sembra tutto
ovvio: schiantarsi contro un palo in città a 70 all'ora è un
filino meno mortale che abbattere un pilone di un ponte
autostradale a 150.
Una cosa fa
meditare: la causa principale degli incidenti (oltre il 15%)
è dovuta "all'andamento distratto o indeciso". Sarebbe come
dire che la massaia di paese sulla sua Panda rossa ne
ammazza più di Montoya e Sato messi assieme.
Solo il 12% è
imputabile all'eccesso di velocità. Ma su questo ci sarebbe
da discutere.
In Italia i morti
per incidente vengono conteggiati (capisco sia un argomento
macabro) solo quelli che decedono immediatamente dopo il
fatto. Se un disgraziato viene investito e subisce gravi
danni fisici a causa dei quali muore un anno dopo, non
rientra nella statistica. Presumo che nemmeno la classifica
"per eccesso di velocità" sia trasparente. Se un idiota
prende la "curva della morte" della Cisa, di notte, sotto la
pioggia, a 180 all'ora con una FIAT Duna (in discesa forse
ci arriva), questo è indubbiamente un incidente dovuto ad
eccesso di velocità. Ma se un "poveretto" con un Ferrari a
210 all'ora si trova la solita massaia di paese con la Panda
rosso-ruggine che si immette improvvisamente e senza
segnalazioni nella corsia di sorpasso?
L'incidente lo imputiamo ai 210 della Ferrari o alla guida demenziale
della massaia dalla Panda rossa? Non lo sapremo mai.
In ogni caso
rimane il fatto che la maggioranza (anche se di poco) degli
incidenti deriva da "l'andamento distratto o indeciso".
Paurosi e imbranati, insomma. Quei 25.840 ultrasessantenni
che circolano con il naso all'insù e non sopravvivono agli
incidenti che causano ne sono l'esempio. L'altra consistente fetta degli
omicidi stradali è assegnata ai "giovani" fra i 25 e i 29
anni. Un bel modo di sfoltire disoccupati e pensionati; non
c'è che dire.
Ma voi ci
viaggiate in autostrada e in statale? Non vi chiedo se
viaggiate in città... Il caos è totale. Solo il
mefistofelico "autovelox" è l'incontrastato spauracchio
degli automobilisti. Spesso (se non quasi esclusivamente)
utilizzato come "investimento" per rimpinguare le casse dei
comuni, è il vero e solo incubo dei guidatori. SI può
viaggiare in autostrada, d notte, nella nebbia a fari
spenti, si può fare retromarcia in autostrada (anche
l'inversione "a U"), le segnalazioni di direzione - le
frecce - sono un "optional" che le case automobilistiche
potrebbero evitare di installare sulle vetture immatricolate
in Italia, si sorpassa sulla destra, si viaggia in mezzo
alla strada; si può fare di tutto. Ma la velocità... Eh!
quella sì che è pericolosa.
Chi sono i fautori del disastro circolatorio italiano? Eccovi gli ultimi.
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Claudio
burlando |
Luigi
Nicolais |
Alessandro
Binchi |
Pietro
Lunardi |
Basta guardarli in faccia per avere un incidente.
Uno dei "guru" dello sfacelo circolatorio urbano
fu Vittorio
Korach, assessore milanese al traffico (comunista) fra gli
anni '70 e gli '80. La sua teoria si può riassumere con una
frase: "tanto peggio, tanto meglio". Le basi applicative
furono due: rendere impossibile la circolazione con semafori
non sincronizzati e divieti di transito e costruire
pochissimi parcheggio sotterranei per i soli residenti nel
centro di Milano. Il risultato è ancora sotto gli occhi di
tutti. L'eredità del genio urbanistico di Korach fu
abilmente raccolta da successivi sindaci: Aniasi, Tognoli,
Pillitteri, Borghini, Formentini e Albertini. Nessuno di
questi si è discostato dalla filosofia del "tanto peggio
tanto meglio". Grazie per i 2.310 morti nelle aree urbane.
Nessuno in Italia, sino ad ora, ha raggiunto il livello intellettuale
che porta alle teorie dinamiche del traffico e all'equazione
"più scorrimento uguale meno inquinamento". Sarebbe come dire
che, mentre il mondo va in calesse, noi stiamo ancora
perfezionando la ruota; che è ancora quadrata.
Ma passiamo al traffico autostradale che è "incriminato" di
strage. Dopo le "Lunardiche" invenzioni dei fari accesi
anche in Sicilia, a mezzogiorno di un'assolata giornata
d'Agosto, ci arriva fra capo e collo un Bianchi qualsiasi
che vuole abbassare il limite a 120 chilometri all'ora.
Limite da Highway americana dove circolano barconi da
tre tonnellate col cambio automatico e le sospensioni
supermolleggiate che fanno sbandare già a 35 miglia orarie.
Caro il nostro signor Bianchi, il problema non è sella
velocità. Almeno non è solo lì. Il fatto è che, mentre
strade e autostrade si sono decuplicate in lunghezza negli
ultimi trent'anni, le pattuglie della polizia sono rimaste
le stesse. Se non sono state diminuite. Quindi si è giunti
alla solita soluzione all'italiana: se non puoi controllare
qualcosa, vieta il più possibile. Ed ecco comparire i limiti
di 60 all'ora in autostrada solo perchè qualcuno ha deciso
di dipingere le strisce di giallo e definire quel tratto "cantiere";
cantiere nel quale non ci sono né operai né macchinari, ma
solo i limiti. Anche sulle statali: basta una buca e il
limite crolla a ben 30 all'ora. Velocità da calesse in un
passeggiata domenicale. Evidentemente limiti insostenibili
sono un implicito invito all'automobilista a violarli; e,
una volta che l'automobilista impara a fregarsene...
arriviamo all'anarchia nella quale siamo. La soluzione? Multanova, autovelox e "tutor". Ma di pattuglie della
stradale nemmeno l'ombra.
Nessuno pretende che l'Italia venga regolata da un
sofisticato sistema di controllo del traffico come il
CalTrans californiano, ma che ci siano maggiori
informazioni, più tempestive e puntuali e che i limiti siano
posti con un minimo di criterio sì, questo lo pretendiamo. La tecnologia (parola che in Italia fa paura) ci
mette a disposizioni molti strumenti. Uno di questi è il
sistema TMC (Traffic Message Channel o Canale per i
Messaggi sul Traffico). Ormai è installato su quasi tutti i
navigatori che si possono acquistare al prezzo di un
televisore e sono disponibili su quasi tutte le auto, FIAT
Punto compresa. Il canale avverte per tempo della presenza
di code, incidenti, nebbia, vento e qualsivoglia intoppo che
un povero automobilista (o camionista) si può trovare
davanti. Inutile dire che nel Bel Paese il servizio è allo
sfascio: lavori secolari non sono nemmeno segnalati, gli
allarmi per nebbia, vento o maltempo vengono attivati con
ore di ritardo e solo se qualche anima pia se ne ricorda,
quelli per incidente spesso non vengono nemmeno presi in
considerazione.
Il secondo sistema è quello della segnaletica a messaggio
variabile. Sì, quella che ti ricorda i morti per sonno, che
perdi quattro punti se viaggi senza cintura o che ti
invitano sul sito www.autostrade.it per informazioni in
"tempo reale". Su un sito internet? Ma certo! Quanti ormai
non hanno un computer collegato ad internet incollato al
volante dell'auto? Poi il divieto è per l'uso del
telefonino, mica per l'uso del computer. Bisognerebbe
aumentare questi cartelli e renderli utili facendoli
aggiornare da sistemi di rilevamento del traffico e delle
condizioni metrologiche, così come avviene in mezzo mondo.
Germania e Inghilterra sono gli esempi di maggior
efficienza.
Ma, allora, dove sta il problema? Facciamolo. Eh, no. No
perchè qualche "geniaccio" ha inventato la privatizzazione
delle autostrade, cosa che nemmeno i perfidi USA,
capitalisti e disumani, si sono mai sognati di fare. Capitò
nel 1997 sotto il governo Prodi I. E l'illustre Lunardi
voleva privatizzare le statali.
Orbene: chi riuscirà ad imporre alla felice famigliola
Benetton (che già campa sui debiti e rifila agli spagnoli i
tratti autostradali in perdita) di spendere centinaia di
milioni di euro per mettere in sicurezza le autostrade con
una segnaletica adeguata? Alessandro Bianchi? Ma va'! |