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Il caos e gli ignoranti
Il traffico: migliaia di morti e la quasi paralisi

25/08/2006

"Ne uccide più la penna che la spada", specialmente se la penna è di qualche ministro, sottosegretario o burocrate governativo.

In Italia, nel 2004, sono stati rilevati 224.553 (dicesi duecentoventiquattromila) con 5.625 morti e 316.630 con lesioni gravi e permanenti. Scrivo i numeri per esteso per evitare che si sottostimi il danno ad un'occhiata superficiale. I dati sono tutti di fonte ISTAT; se non inconfutabile per lo meno molto attendibili.

Dove accade la maggior parte degli incidenti? Scopriamo che oltre il 75% avvengono in città con il 72% dei feriti e il 41% dei morti. In città? Certamente. Solo i burocrati ministeriali vedono nell'eccesso di velocità autostradale la causa primaria di incidenti. E il resto? Ovviamente il resto si divide fra statali e autostrade che, però, guadagnano un bel (si fa per dire) 58% dei morti. Fin qui, anche se strano, sembra tutto ovvio: schiantarsi contro un palo in città a 70 all'ora è un filino meno mortale che abbattere un pilone di un ponte autostradale a 150.

Una cosa fa meditare: la causa principale degli incidenti (oltre il 15%) è dovuta "all'andamento distratto o indeciso". Sarebbe come dire che la massaia di paese sulla sua Panda rossa ne ammazza più di Montoya e Sato messi assieme.

Solo il 12% è imputabile all'eccesso di velocità. Ma su questo ci sarebbe da discutere.

In Italia i morti per incidente vengono conteggiati (capisco sia un argomento macabro) solo quelli che decedono immediatamente dopo il fatto. Se un disgraziato viene investito e subisce gravi danni fisici a causa dei quali muore un anno dopo, non rientra nella statistica. Presumo che nemmeno la classifica "per eccesso di velocità" sia trasparente. Se un idiota prende la "curva della morte" della Cisa, di notte, sotto la pioggia, a 180 all'ora con una FIAT Duna (in discesa forse ci arriva), questo è indubbiamente un incidente dovuto ad eccesso di velocità. Ma se un "poveretto" con un Ferrari a 210 all'ora si trova la solita massaia di paese con la Panda rosso-ruggine che si immette improvvisamente e senza segnalazioni nella corsia di sorpasso? L'incidente lo imputiamo ai 210 della Ferrari o alla guida demenziale della massaia dalla Panda rossa? Non lo sapremo mai.

In ogni caso rimane il fatto che la maggioranza (anche se di poco) degli incidenti deriva da "l'andamento distratto o indeciso". Paurosi e imbranati, insomma. Quei 25.840 ultrasessantenni che circolano con il naso all'insù e non sopravvivono agli incidenti che causano ne sono l'esempio. L'altra consistente fetta degli omicidi stradali è assegnata ai "giovani" fra i 25 e i 29 anni. Un bel modo di sfoltire disoccupati e pensionati; non c'è che dire.

Ma voi ci viaggiate in autostrada e in statale? Non vi chiedo se viaggiate in città... Il caos è totale. Solo il mefistofelico "autovelox" è l'incontrastato spauracchio degli automobilisti. Spesso (se non quasi esclusivamente) utilizzato come "investimento" per rimpinguare le casse dei comuni, è il vero e solo incubo dei guidatori. SI può viaggiare in autostrada, d notte, nella nebbia  a fari spenti, si può fare retromarcia in autostrada (anche l'inversione "a U"), le segnalazioni di direzione - le frecce - sono un "optional" che le case automobilistiche potrebbero evitare di installare sulle vetture immatricolate in Italia, si sorpassa sulla destra, si viaggia in mezzo alla strada; si può fare di tutto. Ma la velocità... Eh! quella sì che è pericolosa.

Chi sono i fautori del disastro circolatorio italiano? Eccovi gli ultimi.

Claudio burlando

Luigi Nicolais

Alessandro Binchi

Pietro Lunardi

Basta guardarli in faccia per avere un incidente.

Uno dei "guru" dello sfacelo circolatorio urbano fu Vittorio Korach, assessore milanese al traffico (comunista) fra gli anni '70 e gli '80. La sua teoria si può riassumere con una frase: "tanto peggio, tanto meglio". Le basi applicative furono due: rendere impossibile la circolazione con semafori non sincronizzati e divieti di transito e costruire pochissimi parcheggio sotterranei per i soli residenti nel centro di Milano. Il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti. L'eredità del genio urbanistico di Korach fu abilmente raccolta da successivi sindaci: Aniasi, Tognoli, Pillitteri, Borghini, Formentini e Albertini. Nessuno di questi si è discostato dalla filosofia del "tanto peggio tanto meglio". Grazie per i 2.310 morti nelle aree urbane.

Nessuno in Italia, sino ad ora, ha raggiunto il livello intellettuale che porta alle teorie dinamiche del traffico e all'equazione "più scorrimento uguale meno inquinamento". Sarebbe come dire che, mentre il mondo va in calesse, noi stiamo ancora perfezionando la ruota; che è ancora quadrata.

Ma passiamo al traffico autostradale che è "incriminato" di strage. Dopo le "Lunardiche" invenzioni dei fari accesi anche in Sicilia, a mezzogiorno di un'assolata giornata d'Agosto, ci arriva fra capo e collo un Bianchi qualsiasi che vuole abbassare il limite a 120 chilometri all'ora. Limite da Highway americana dove circolano barconi da tre tonnellate col cambio automatico e le sospensioni supermolleggiate che fanno sbandare già a 35 miglia orarie.

Caro il nostro signor Bianchi, il problema non è sella velocità. Almeno non è solo lì. Il fatto è che, mentre strade e autostrade si sono decuplicate in lunghezza negli ultimi trent'anni, le pattuglie della polizia sono rimaste le stesse. Se non sono state diminuite. Quindi si è giunti alla solita soluzione all'italiana: se non puoi controllare qualcosa, vieta il più possibile. Ed ecco comparire i limiti di 60 all'ora in autostrada solo perchè qualcuno ha deciso di dipingere le strisce di giallo e definire quel tratto "cantiere"; cantiere nel quale non ci sono né operai né macchinari, ma solo i limiti. Anche sulle statali: basta una buca e il limite crolla a ben 30 all'ora. Velocità da calesse in un passeggiata domenicale. Evidentemente limiti insostenibili sono un implicito invito all'automobilista a violarli; e, una volta che l'automobilista impara a fregarsene... arriviamo all'anarchia nella quale siamo. La soluzione? Multanova, autovelox e "tutor". Ma di pattuglie della stradale nemmeno l'ombra.

Nessuno pretende che l'Italia venga regolata da un sofisticato sistema di controllo del traffico come il CalTrans californiano, ma che ci siano maggiori informazioni, più tempestive e puntuali e che i limiti siano posti con un minimo di criterio sì, questo lo pretendiamo. La tecnologia (parola che in Italia fa paura) ci mette a disposizioni molti strumenti. Uno di questi è il sistema TMC (Traffic Message Channel o Canale per i Messaggi sul Traffico). Ormai è installato su quasi tutti i navigatori che si possono acquistare al prezzo di un televisore e sono disponibili su quasi tutte le auto, FIAT Punto compresa. Il canale avverte per tempo della presenza di code, incidenti, nebbia, vento e qualsivoglia intoppo che un povero automobilista (o camionista) si può trovare davanti. Inutile dire che nel Bel Paese il servizio è allo sfascio: lavori secolari non sono nemmeno segnalati, gli allarmi per nebbia, vento o maltempo vengono attivati con ore di ritardo e solo se qualche anima pia se ne ricorda, quelli per incidente spesso non vengono nemmeno presi in considerazione.

Il secondo sistema è quello della segnaletica a messaggio variabile. Sì, quella che ti ricorda i morti per sonno, che perdi quattro punti se viaggi senza cintura o che ti invitano sul sito www.autostrade.it per informazioni in "tempo reale". Su un sito internet? Ma certo! Quanti ormai non hanno un computer collegato ad internet incollato al volante dell'auto? Poi il divieto è per l'uso del telefonino, mica per l'uso del computer. Bisognerebbe aumentare questi cartelli e renderli utili facendoli aggiornare da sistemi di rilevamento del traffico e delle condizioni metrologiche, così come avviene in mezzo mondo. Germania e Inghilterra sono gli esempi di maggior efficienza.

Ma, allora, dove sta il problema? Facciamolo. Eh, no. No perchè qualche "geniaccio" ha inventato la privatizzazione delle autostrade, cosa che nemmeno i perfidi USA, capitalisti e disumani, si sono mai sognati di fare. Capitò nel 1997 sotto il governo Prodi I. E l'illustre Lunardi voleva privatizzare le statali.

Orbene: chi riuscirà ad imporre alla felice famigliola Benetton (che già campa sui debiti e rifila agli spagnoli i tratti autostradali in perdita) di spendere centinaia di milioni di euro per mettere in sicurezza le autostrade con una segnaletica adeguata? Alessandro Bianchi? Ma va'!

 

 
     

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